“IT’S A MIRACLE YOUR LIFE” DI LETIZIA LUCCHESI: LA PARABOLA DELL’ESISTENZA UMANA NARRATA ATTRAVERSO IL CANTO JAZZ (ALFA MUSIC)

Di Francesco Cataldo Verrina

NOV 13, 2022

Nomen omen, dicevano i latini, tanto che il senso di questo disco è già tutto nel titolo, “It’s A Miracle Your Life”, che Letizia Lucchesi spiega così: “È la Vita, alla quale raramente riserviamo lo stupore e il rispetto che le dovremmo, il filo conduttore di questo album. Stupore, se solo ci ricordiamo di vivere in un universo buio e silenzioso attraversato da onde che solo nella nostra mente attraverso neuroni e sinapsi divengono luce e suono. Rispetto, inteso come “timor panico“ generato dal nostro abisso di ignoranza di fronte al Tutto”.

Siamo già un passo avanti, l’intima narrazione della cantante-compositrice va oltre il concept sonoro. In verità, ogni lavoro discografico dovrebbe avere una filosofia “esistenziale” a supporto del contenuto strettamente musicale, che a volte, però, non coincide con il quadro emozionale espresso dagli autori o dagli esecutori, ma nello specifico le due componenti combaciano e si sovrappongono quasi in maniera speculare. Ecco come Letizia descrive le sue creature: “La vita dunque, con il suo mistero e tutte le sue sfumature emotive: l‘amicizia (Sound Of life), la gioia (Love Dance), il dolore (Meninas), l’amore (Angel), il ricordo (Portrait Of You), la nostalgia (Blues For Me), l’illusione (Moon), il sogno (Dreamland), la chiara visione (See The Light), la consapevolezza di sé (It‘s A Miracle Your Life), la realizzazione di sé (High Wire)”.

Possiamo affermare con estrema chiarezza e senza tema di smentita (la Lucchesi sarà certamente d’accordo), che l’ascolto dell’album sotto un profilo strettamente musicale, al netto delle indicazioni fornite dall’autrice, possa far scaturire nella percezione di un qualsivoglia fruitore un coacervo di emozioni e sensazioni molteplici; specie in considerazione del fatto che la struttura dei singoli brani, pur mantenendo una sorta di fil rouge emotivo nel significato dei testi e nei titoli, si muove su un territorio sonoro piuttosto ampio. Tutto ciò non è un deminutio capitis, piuttosto un notevole valore aggiunto. Pur essendo questa un’opera prima, Letizia Lucchesi è un’artista con un curriculum lungo e magnificato da collaborazioni importanti. Un donna al comando, forte di un’esperienza acquisita sul campo, capace di scegliere una squadra di validi collaboratori e special guest, al fine di creare degli ensemble variabili con esecutori a rotazione ed a seconda del brano in scaletta: Pino Jodice al piano, Luca Pirozzi al contrabbasso e Pietro Iodice alla batteria, con la partecipazione della vocalist Cinzia Tedesco, del sassofonista Maurizio Giammarco e del nutrito apporto della Roma Jazz Ensemble Big Band con la sua effervescente sezione fiati.

 

 

Il disco si apre con “High Wire” di Chick Corea, che spalanca il sipario su un’enorme music-hall a tempo di swing, dove il canto fa da spartiacque alle partiture strumentali e agli innesti dei fiati, consegnando al fruitore l’idea di una vita elettrificata e piena di soddisfazioni. Si consideri che otto componimenti su undici recano in calce la firma della Lucchesi. “Blues For Me” è uno di questi, un brano alimentato dal nostalgismo, dove la vocalist lascia ampio spazio al contralto di Max Filosi e agli ottoni della Big band romana; ottimo il finale che si consuma tra lo scat di Letizia ed il sax alto che canta quasi con voce umana. “Angel” è una canzone di ampio respiro che descrive l’amore e l’angelo custode dei sentimenti, assumendo le sembianze di una ballata a temperatura variabile.

La title-track, “It’s A Miracle Your Life” si appoggia su un groove funkified, quasi essenziale, con qualche linea di febbre esotica nel movimento ritmico, mentre il canto diventa la descrizione del miracolo della vita e della consapevolezza di essere umani. “Moon” è una ballata profonda, a tratti sotterranea e dai contorni affumicati, che narra dell’illusione con un pathos ed un lirismo che lambiscono l’anima. “Sound Of Life” rappresenta un inno all’amicizia, avvolto in un costrutto melodico-armonico a tratti cangiante, disseminato tra blues e swing, dove l’ostinato vocale del titolo, più volte ripetuto, comunica voglia di vivere. “Love Dance”, l’altro degli undici brani non composto dalla Lucchesi, è una partitura blues profonda e limacciosa come le acque del Mississippi, stemperata dall’apporto vocale, che produce gioia ed intimo godimento. “Dreamland”, terzo ed ultimo componimento non firmato da Letizia, si srotola attraverso un morbida intelaiatura sonoro spaziata ed onirica che sembra far da cornice a un sogno ad occhi aperti, con una narrazione quasi cinematografica.

Meninas”, cantata in portoghese, ammanta l’atmosfera con con pulsazioni cardiache brunite ed autunnali tipiche del jazz-bossa, descrivendo in musica e versi una sorta di fitto dolore al petto e di lacerante saudade. “See The Light”, a cui partecipa anche la cantante Cinzia Tedesco, è una composizione apparentemente avvolta dalle ombre, in un crogiolo si sonorità dal sangue blues, ma che, progressivamente, s’illumina indicando il cammino della vita con una scia di luce. Si ha come la sensazione che uno spiraglio di sole cominci a fendere le tenebre dopo una notte buia e tempestata da gravosi pensieri. “Portrait Of You”, chiude l’album, riportando il convoglio sonoro al punto di partenza, con il sipario che si riapre su una gremita sala da ballo ravvivata da un’orchestra swing, pronta ad alimentare il ricordo del tempo che fu e degli anni ruggenti. Al netto di ogni elucubrazione filosofico-esistenziale o considerazione tecnica, “It’s A Miracle Your Life” di Letizia Lucchesi, pubblicato da AlfaMusic è un album che dispensa sensazioni molteplici, risucchiando l’ascoltatore in un crogiolo di emozioni a getto continuo.

 
di Francesco Cataldo Verrina www.doppiojazz.com 

“IT’S A MIRACLE YOUR LIFE” DI LETIZIA LUCCHESI: LA PARABOLA DELL’ESISTENZA UMANA NARRATA ATTRAVERSO IL CANTO JAZZ (ALFA MUSIC)